{"id":833,"date":"2017-04-15T09:10:08","date_gmt":"2017-04-15T09:10:08","guid":{"rendered":"http:\/\/parrocchiascp.it\/?page_id=833"},"modified":"2017-04-15T09:10:08","modified_gmt":"2017-04-15T09:10:08","slug":"la-chiesa-del-carmine","status":"publish","type":"page","link":"https:\/\/new.parrocchiascp.it\/index.php\/la-chiesa-del-carmine\/","title":{"rendered":"La Chiesa del Carmine"},"content":{"rendered":"<p><img loading=\"lazy\" class=\"size-medium wp-image-834 alignleft\" src=\"http:\/\/parrocchiascp.it\/wp-content\/uploads\/2017\/04\/La-Chiesetta-300x225.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"225\" \/>\u00abMamma del Carmine non ci abbandonar, noi siamo tuoi devoti e ti vogliamo sempre amar \u00bb,\u00a0recita il canto popolare sanciprianese intonato\u00a0in occasione della \u201cFesta del Carmine\u201d: una\u00a0preghiera per le anime che il \u2018privilegio sabatino\u2019\u00a0credeva liberate dalle fiamme del Purgatorio,\u00a0per intercessione della Vergine \u00abbruna \u00bb, ogni<br \/>\nprimo sabato dopo la loro morte. \u00abPrendi, o figlio dilettissimo, questo scapolare del tuo ordine, segno distintivo della mia confraternita. Ecco un segno di salute, di salvezza nei pericoli,di alleanza e di pace con voi in sempiterno. Chi<br \/>\nmorr\u00e0 vestito di questo abito non soffrir\u00e0 il fuoco\u00a0eterno\u00bb, rivel\u00f2 la Vergine, apparsa a Simeone\u00a0Stock il 16 Luglio del 1251. Il culto della Vergine\u00a0del Carmine si attesta a San Cipriano Picentino intorno alla seconda met\u00e0 del XVIII secolo, quando nella tribuna della Chiesa di San Cipriano Vescovo compare la bella tela della Madonna del Carmelo che mostra lo scapolare ad Elia e a\u00a0San Simone Stock . La scena, dipinta da Michele\u00a0Ricciardi tra il 1740 ed il 1748, sintetizza gli elementi\u00a0principali del culto carmelitano: la Vergine appare ai due Santi che, attraverso lo scapolare,<br \/>\nintercedono per salvare le anime dei fedeli dal demonio e dall\u2019inferno. La presenza di questa immagine nella Chiesa Madre di San Cipriano Picentino indica un probabile margine temporale della diffusione del culto della Vergine<br \/>\ndel Carmine nel Picentino &#8211; chiaramente distinto da quelli pi\u00f9 antichi e similari della Madonna delle Grazie, della Vergine del Rosario e di quella degli Angeli &#8211; che si manifest\u00f2 praticamente attraverso la produzione di statue in legno e panno e, pi\u00f9 raramente, con opere pittoriche. Nelle chiese del luogo ed in generale in quelle della zona, sono attestati e documentati fino al XVIII secolo solo altari o Confraternite legate alla quattrocentesca iconografia della Madonna delle Grazie o delle Anime Purganti, dispensatrice di abbondanza ma anche sollievo per i defunti, attraverso il latte, inteso quale \u2018refrigerium\u2019,\u00a0che sgorga dalle mammelle premute dal Bambino Ges\u00f9. Dopo la Battaglia di Lepanto (1571) cominci\u00f2 a diffondersi maggiormente l\u2019immagine del Rosario, mentre il culto gesuitico\u00a0provvide a promuovere l\u2019immagine della Madonna quale Vergine degli Angeli e del Paradiso. La<br \/>\nmediazione della \u201cMadonna bruna\u201d, con la nuova e prorompente testimonianza della spagnola Teresa Di Avila (canonizzata nel 1622), diversamente, accorciava la permanenza delle anime in Purgatorio e permetteva di liberarne i defunti dalle fiamme ogni sabato successivo alla loro morte. Gli strumenti della salvazione non erano pi\u00f9 il latte, la Corona del Santo Rosario o il Bambino Ges\u00f9, come ricordava la dottrina e l\u2019iconografia ufficiale rinascimentale e posttridentina, ma la preghiera e lo scapolare; l\u2019una esercitata quotidianamente e l\u2019altro portato sempre addosso. Nei luoghi di culto della Valle del Picentino questo passaggio \u00e8 ben rappresentato dalla presenza di soli repertori statuari della Vergine del Carmine e di raffigurazioni in maiolica (databili tra il XVIII ed il XIX secolo) mentre in precedenza sono frequenti altari, cappelle gentilizie, chiese e cicli pittorici con soggetti che riguardano la Vergine delle Grazie o quella del Rosario, come a Castiglione del Genovesi, nel territorio di San Cipriano Picentino, in quello\u00a0dell\u2019antico \u2018Stato di Giffoni\u2019 o a Montecorvino Rovella ed Acerno. Nella Chiesa di San Cipriano Vescovo infatti, dove esisteva talaltro il culto della Vergine delle Grazie e quello di Maria Santissima del Rosario, la Vergine del Carmine<br \/>\nappare dalla seconda met\u00e0 del Settecento. In questa chiesa vi erano anche la Confraternita del Santissimo Rosario e San Giuseppe e quella del Monte dei Morti. Entrambe coltivavano la preghiera attraverso il rosario ed il culto della<br \/>\nbuona morte, invocando il patrono San Giuseppe e praticando la celebrazione di riti (come il \u201csettenario dei morti\u201d a Novembre) per il suffragio delle anime dei defunti. A Sovvieco, invece, nel Comune di Giffoni Valle Piana, vi \u00e8 la credenza che la Vergine del Carmine, vestita dalle donne e portata in processione dagli uomini del paese si \u2018faccia rossa\u2019, ovvero le guance dellastatua si arrossano sempre pi\u00f9 mentre avanza in\u00a0processione. Nel 1855 la \u00abdivozione\u00bb popolare\u00a0alla Vergine del Carmine non manc\u00f2 di manifestarsi anche attraverso l\u2019edicola votiva installata<br \/>\nsul prospetto di Casa Noschese in Via Francesco Spirito, a pochi passi dalla Chiesa Madre e\u00a0dalla piazza maggiore del paese. Si tratta di una maiolica cui modello di riferimento \u00e8 la Maria Santissima del Carmine, detta la bruna, venerata nella Chiesa del Carmine Maggiore di Napoli, incoronata dal Capitolo vaticano nel 1877. L\u2019immagine \u00e8 accompagnata dal motto: \u00abchi passa per questa strata che si adora a questa Maria del Carmine a divozione di Pasquale Naddeo del fu Cesero A.D. 1855\u00bb. Ma il 6 Maggio del 1895 gli animi dei sanciprianesi furono scossi da un evento miracoloso: il giovane Giuseppe Cioffi (1863 \u20131948) dopo incessanti sogni premonitori, ritrov\u00f2 tra i ruderi delle fabbriche di una masseria \u201cnel fondo Corte\u201d, in localit\u00e0 Mandrizzo, \u201cuna statuetta che non si distingueva di che cosa sia ed \u00e8 l\u2019immagine di Maria SS.ma del Carmine\u201d (i ruderi di questa masseria sono ancora individuabili sulla strada che da Pezzano conduce al Capoluogo, all\u2019altezza della curva detta, appunto, \u201cdella madonnella\u201d). Il fatto viene raccontato per la prima volta in una lettera che lo stesso Giuseppe indirizz\u00f2 ai proprietari del terreno l\u20198 Maggio 1895, dopo che la notizia si era sparsa in paeseed in tutte nelle contrade vicine, tanto da alimentare<br \/>\nfolle di curiosi, devoti ed anche l\u2019interessamento, non solo del Clero locale, ma anche della Curia salernitana Il contadino racconta di aver sognato pi\u00f9 volte \u201cuna donna\u201d la quale gli aveva detto di recarsi presso le case<br \/>\ncadute nel fondo Corte e di prendere una \u201ccosa\u201d. La prima volta, essendo ammalato, incaric\u00f2 sua moglie, Rosa De Stefano, che per\u00f2 non esegu\u00ec quanto disposto. La seconda volta, dopo il ripetersi del sogno e l\u2019insistenza del<br \/>\nmarito, torn\u00f2 a casa dicendo di aver ispezionato\u00a0il fondo ma di non aver trovato nulla. La terza volta fu lui stesso ad andare e, cos\u00ec, rinvenne quanto aveva sognato: una scultura, una \u201cstatuetta che non si distingue di che cosa sia ed \u00e8<br \/>\nl\u2019immagine della Madonna del Carmine\u201d (della statuetta rinvenuta non si conoscono le fattezze, se non che era di ceramica, poich\u00e9 rubata in assenza di documenti fotografici) . Sul luogo, posto nei pressi di una curva della strada che da San Cipriano scende alla frazione di Pezzano, fu costruita una piccola edicola in muratura entro cui venne conservata l\u2019immagine. Si tratt\u00f2 di una costruzione semplice: un muro a capanna intonacato, aperto al centro da una nicchia archivoltata che, con il passare del tempo deper\u00ec a tal punto da richiedere un restauro. Si pens\u00f2 bene di costruire una chiesetta per la celebrazione dei riti religiosi considerata anche la copiosa affluenza di pellegrini e per \u201cpoter custodire tutto quanto portavano con loro cio\u00e8 grosse quantit\u00e0 di oggetti preziosi\u2026\u201d. All\u2019uopo fu costituito<br \/>\nun comitato civico: \u201cI sottoscritti componenti della commissione per l\u2019erezione di una chiesetta, in sostituzione di quella cadente, dedicata alla Vergine Santissima del Monte Carmelo, sita in questa contrada Mandrizzo, col giorno 16<br \/>\nLuglio p.v. inaugureranno detto tempietto, con funzioni civili e religiose\u201d. Apprendiamo da questo documento che il 16 Luglio del 1931 si celebr\u00f2 la consacrazione della nuova cappella dedicata alla Vergine del Carmine: una struttura<br \/>\nsemplice, nata dal pensiero e dalle braccia dei fedeli che \u2013 come ancora si racconta \u2013 al richiamo della campana della Chiesa Madre, si recavano sul posto a lavorare per portare avanti la fabbrica. Sul fondo dell\u2019aula unica terminante con l\u2019abside semicircolare, dietro il semplice altare in muratura fu collocato un tempietto ligneo destinato a contenere la scultura della Madonna (rubata nel 1975). La costruzione venne portata avanti da un comitato cittadino,<br \/>\nrappresentato da Ernesto Marotta, Generoso Plaitano, Paolo Palmieri, Angelo Elia, Roberto e Giuseppe Cioffi. I lavori dovevano chiudersi entro il 16 Luglio del 1930 ma una comunicazione della \u201ccommissione\u201d evidenzia la mancanza di sovvenzioni: \u201cle speranze fondate sui nostri compaesani residenti nelle Americhe hanno completamente fallite\u201d, scriveva Marotta al Podest\u00e0 dell\u2019epoca, invocandolo ad intervenire per porre fine ai lavori. La chiesetta sorse in piena campagna, lontano dall\u2019abitato di San Cipriano, nel luogo dove ancora l\u2019attuale toponomastica ricorda l\u2019esistenza di un \u00abmandrizzo\u00bb, ossia di un ricovero prevalentemente invernale per le greggi. Essa, infatti, si affaccia sulla curva dell\u2019antica \u00abtraversa rotabile\u00bb che dava accesso al guado del torrente \u201cTovernese\u201d ed apriva la<br \/>\nstrada a pastori ed allevatori verso le terre demaniali della \u201cVisciglieta\u201d dove erano gli\u00a0\u201cusi civici\u201d per il pascolo ed il foraggio degli animali. Contestualmente alla cerimonia religiosa, il comitato richiese l\u2019autorizzazione ad istituire per quel giorno e per tutti gli anni successivi \u00abuna fiera di animali, onde venire in aiuto del piccolo commercio locale\u00bb. Il 30 Maggio 1931, il Commissario Prefettizio Cav. Uff. Ten.Col. Enrico Chiari, vista l\u2019istanza dei cittadini, visto il parere favorevole della Prefettura, delibera \u00abisitutire una fiera da tenersi nel 16 Luglio di ogni anno in contrada Mandrizzo di questo capoluogo di San Cipriano Picentino\u00bb. La \u00abFiera del Carmine\u00bb fu indetta per il 16 Luglio<br \/>\ndi ogni anno, dopo quella di San Vito a Capitignano (15 Giugno) e dopo quella di San Giovanni (24 Giugno) che, tra le altre, compare gi\u00e0 in una nota del 29 Maggio del 1907 come \u201cfiera di bestiame\u201d (si vendevano bovini e suini) istituita per un solo giorno, fino alle 12.00. La fiera del 16 Luglio era anch\u2019essa un mercato di bovini e suini, ricordata come tale nei documenti fino al 1968. Tutta la vicenda \u00e8 raccontata in un libretto anonimo dal titolo \u201cRinvenimento della Madonna e la Costruzione della nuova chiesetta\u201d, databile\u00a0tra il 1928 ed il 1931, conservato nell\u2019Archivio parrocchiale di San Cipriano che chi scrive ha trascritto, pubblicato ed annotato in un piccolo libretto edito dal Comune di San Cipriano Picentino, in occasione dell\u2019inaugurazione della cappellina svoltasi il 16 Luglio 2007 a seguito dei lavori di restauro (la cappella \u00e8 stata restaurata dal Comune di San Cipriano Picentino coi i Fondi POR Campania 2000-2006 P.I. \u2013 Parco Regionale dei Monti Picentino \u2013 Misura 1.9). In quell\u2019occasione fu sottolineata l\u2019eccezionalit\u00e0 della vicenda sanciprianese, che con tanta dovizia di particolari veniva raccontata in quel libretto, tanto da non essere necessaria nessuna ricostruzione storica ma, come avvenne, una sua trascrizione integrale,<br \/>\nper offrirlo alla lettura di fedeli e curiosi, nella sua semplicit\u00e0 ed efficacia. Grazie alla Famiglia Milella, inoltre, ereditaria della Casa colonica oggetto del miracolo e di tutto il terreno intorno, abbiamo potuto ricomporre gran parte della documentazione ancora esistente che integra il \u201cracconto\u201d con una serie di importanti testimonianze: la \u201clettera autografa\u201d di Giuseppe Cioffi datata 1895, le \u201cDisposizioni per la Costruzione della Cappella\u201d del 1928. Con<br \/>\nquest\u2019ultimo documento la Famiglia dei Milella, residente a Napoli, disponeva la cessione del terreno per la costruzione della cappella, come atto di pura devozione e liberalit\u00e0, disciplinandone d\u2019intesa con l\u2019autorit\u00e0 ecclesiastica locale, la cura e la custodia e riservando per se e per gli eredi il \u201cfavore spirituale di una giornata di preghiera\u201d settimanale (nell\u2019anno 2000 inoltre, gli eredi Milella hanno donato al Comune i restanti trentamila ettari di terreno che formano, oggi il Parco comunale detto \u201cdella Madonnella\u201d). Ricordo da ragazzino che questa storia ogni anno veniva raccontata all\u2019ombra del tiglio, davanti alla cappellina, dall\u2019amorevole figura femminile,<br \/>\nla Signora Concetta che per discendenza curava la buona tenuta della cappella, assicurandone la pulizia, l\u2019ordine, la celebrazione annuale delle Sante Messe e, con il suo racconto, contribuiva a manteneva viva la memoria dell\u2019evento miracoloso.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u00abMamma del Carmine non ci abbandonar, noi siamo tuoi devoti e ti vogliamo sempre amar \u00bb,\u00a0recita il canto popolare sanciprianese intonato\u00a0in occasione della \u201cFesta del Carmine\u201d: una\u00a0preghiera per le anime che il \u2018privilegio sabatino\u2019\u00a0credeva liberate dalle fiamme del Purgatorio,\u00a0per intercessione della Vergine \u00abbruna \u00bb, ogni primo sabato dopo la loro morte. \u00abPrendi, o figlio dilettissimo, [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"parent":0,"menu_order":0,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","template":"","meta":[],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v19.6.1 - 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